Normative

Dichiarazione di conformità: quando è obbligatoria

Tutto quello che serve sapere sulla DiCo: cos'è, quando serve, chi la rilascia, cosa rischi senza, e cosa fare per impianti vecchi.

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Dichiarazione di conformità è una di quelle parole che ti senti dire quando vendi casa, fai un mutuo, ristrutturi o cambi inquilino, e il tono di chi te lo chiede ti fa capire che è una cosa seria. Effettivamente lo è: la DiCo è il documento che attesta che il tuo impianto elettrico (o gas, idrico, di climatizzazione) è realizzato a regola d'arte e secondo le norme vigenti. Senza, in molti casi non puoi fare quello che vorresti. Ti spieghiamo quando è obbligatoria, chi la rilascia, cosa fare se l'hai persa (o non l'hai mai avuta) e cosa succede in caso di compravendita o sinistro a Milano.

Cos'è la DiCo e cosa contiene

La dichiarazione di conformità è prevista dal Decreto Ministeriale 37/2008, il testo unico sulla sicurezza degli impianti negli edifici. È un documento che l'impresa installatrice rilascia al termine dei lavori, su carta intestata, che certifica formalmente che l'impianto è stato realizzato secondo le norme tecniche di riferimento (per l'elettrico la CEI 64-8).

Contiene: dati dell'impresa, dati del committente e dell'immobile, descrizione tecnica dell'impianto, schema del quadro elettrico, elenco dei materiali principali, riferimento alle norme applicate, firma e timbro del responsabile tecnico.

Quando è obbligatoria

Il DM 37/2008 elenca chiaramente i casi. Vediamoli tradotti in pratica per chi vive a Milano.

Sempre, per ogni nuovo impianto

Casa nuova, ufficio nuovo, locale commerciale appena allestito: la DiCo è obbligatoria al collaudo e deve essere consegnata al proprietario.

Per rifacimenti totali o parziali

Se rifai l'impianto elettrico anche solo di un appartamento dentro un palazzo esistente, l'impresa deve rilasciare DiCo. Vale anche per il rifacimento di un singolo bagno o cucina se comporta nuove linee.

Per ampliamenti o modifiche sostanziali

Aggiungi una linea per il condizionatore, monti un nuovo quadro, installi una wallbox, predisponi una nuova zona prese in soggiorno: tutti casi che richiedono DiCo.

Per cambi di destinazione d'uso

Trasformi un negozio in appartamento, un ufficio in B&B, una cantina in locale abitabile: l'impianto va riverificato e richiede DiCo.

Chi può rilasciarla (e chi no)

La DiCo può rilasciarla solo un'impresa installatrice abilitata ai sensi del DM 37/2008, iscritta alla Camera di Commercio con la lettera A (impianti elettrici). Il responsabile tecnico dell'impresa deve avere requisiti specifici di titolo di studio ed esperienza.

Non possono rilasciarla: un elettricista che lavora in nero, un tuttofare, un'impresa edile generica, tantomeno il proprietario stesso. La DiCo firmata da chi non è abilitato è nulla e in caso di sinistro non vale nulla.

E se l'impianto è vecchio e la DiCo non l'ho mai avuta?

Per impianti realizzati prima del 27 marzo 2008 (entrata in vigore del DM 37/2008) e privi di DiCo originale, la legge prevede un'alternativa: la dichiarazione di rispondenza (DiRi). Vediamo come funziona.

Chi può rilasciare la DiRi

La DiRi può essere rilasciata da un professionista iscritto all'albo (ingegnere, perito industriale, geometra abilitato) con almeno 5 anni di esperienza nel settore impianti, oppure da un responsabile tecnico di un'impresa installatrice con i medesimi requisiti di anzianità.

Cosa attesta

Attesta che l'impianto, al momento del sopralluogo, risponde alle norme tecniche vigenti all'epoca della realizzazione e che è in stato di conservazione e funzionamento idoneo. Non è esattamente come una DiCo nuova, ma è il documento equivalente per gli impianti datati e ha valore legale.

Quando NON può essere rilasciata

Se l'impianto presenta carenze gravi (assenza di salvavita differenziale, messa a terra inefficace, cavi compromessi), prima di rilasciare la DiRi il tecnico deve far eseguire gli adeguamenti necessari. Solo dopo è possibile attestare la rispondenza.

Cosa rischi senza DiCo (o DiRi)

Non avere la documentazione non è 'un dettaglio burocratico'. Vediamo i rischi concreti.

In compravendita

Il notaio chiede dichiarazioni sullo stato degli impianti. Il compratore può pretendere lo sconto sul prezzo (mediamente 3.000-8.000 € a Milano per un appartamento medio) o l'esecuzione dei lavori prima del rogito. Sempre più frequentemente le banche, per il mutuo, chiedono evidenza che l'impianto sia documentato.

In affitto

Il proprietario è responsabile della sicurezza dell'immobile locato. In caso di incidente riconducibile all'impianto (incendio, folgorazione), l'assenza di documentazione è un'aggravante sul piano civile e in casi gravi anche penale. La nostra [guida sull'impianto a norma per affittare](/blog/impianto-elettrico-norma-affittare-casa-milano) approfondisce il tema.

In caso di sinistro assicurativo

Se la casa subisce danni da incendio o cortocircuito, la compagnia chiede la DiCo. Senza documento valido la copertura può essere negata o ridotta.

Sulle agevolazioni fiscali

Per accedere a bonus ristrutturazione, ecobonus, agevolazioni mobilità elettrica la DiCo (o DiRi se applicabile) è quasi sempre richiesta. Senza il documento perdi il diritto allo sconto fiscale.

Come ottenere o recuperare la DiCo a Milano

Se hai fatto lavori e l'impresa non ti ha mai dato la DiCo: chiedila per iscritto. È un suo obbligo di legge consegnartela; può essere ricostruita anche a distanza di anni se l'impresa esiste ancora.

Se l'impresa non esiste più o si rifiuta: serve un nuovo sopralluogo da parte di un'altra impresa abilitata, che dovrà valutare lo stato attuale e, se l'impianto è conforme, rilasciare una DiCo 'post lavori' con eventuali integrazioni; in caso di impianto pre-2008 si va in DiRi.

Se l'impianto è dell'epoca della costruzione (anni '50-'80) e non c'è documentazione: si procede con sopralluogo, eventuali adeguamenti e rilascio DiRi. Il costo è proporzionato alla mole di interventi necessari.

Messa a norma e dichiarazione di conformità

Eseguiamo gli interventi di adeguamento e rilasciamo regolare DiCo o DiRi: copertura completa a Milano e provincia.

Domande frequenti

Se ho cambiato solo una presa serve la DiCo?

No, per la 'ordinaria manutenzione' (sostituzione di un componente equivalente come una presa o un interruttore) non serve. Serve quando aggiungi o modifichi parti di impianto: una nuova linea, un nuovo quadro, un punto luce in più.

Posso vendere casa senza DiCo a Milano?

Puoi venderla, ma il compratore può chiedere uno sconto significativo o pretendere che l'impianto venga adeguato. Inoltre devi dichiarare nel rogito lo stato dell'impianto: omissioni o dichiarazioni false possono comportare conseguenze legali.

Quanto costa far rilasciare una DiRi su un impianto anni '70?

Per un appartamento medio a Milano una DiRi 'pulita' (impianto già a posto, solo verifica e documento) costa 250-500 €. Se servono adeguamenti per renderlo rispondente alle norme dell'epoca, il costo dell'intervento si aggiunge.

La dichiarazione di conformità non è un pezzo di carta in più: è la prova che il tuo impianto è sicuro e a norma. Per ogni nuovo impianto o modifica è obbligatoria; per impianti datati la DiRi è la strada per regolarizzarsi. A Milano la presenza di DiCo o DiRi diventa decisiva in compravendita, affitto e accesso ai bonus. Se hai dubbi sulla tua documentazione o sullo stato del tuo impianto contattaci: facciamo un sopralluogo, ti diciamo onestamente cosa hai e cosa serve, e ti rilasciamo regolare DiCo o DiRi al termine degli eventuali interventi.

Cerchi un elettricista a Milano? Scopri i nostri servizi o contattaci per un preventivo.

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